Nell'impossibilità di veder chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità

kW E kWh: UN PO' DI CHIAREZZA

L’assonanza dei due termini, kilowatt e kilowattora, non ci deve trarre in inganno. Queste due grandezze si manifestano costantemente nella nostra quotidianità in maniera tangibile ma spesso inosservata. Perciò, è importante definire il raggio d’azione di ciascuno di questi due termini al fine di padroneggiare le proprie spese energetiche e, in un certo modo, poterle prevedere.                                                                                                                                                                                                                                        Vediamo allora di orientarci fra i significati e i contesti di applicazione di questi due concetti senza addentrarci in tecnicismi relativi alle formule.

 

kilowatt kW

Partiamo dal kilowatt il cui significato sarà utile a comprendere il kilowattora. Un kilowatt (kW) corrisponde a 1000 watt. Il watt è l’unità di misura fondamentale della potenza che rappresenta il lavoro compiuto da una forza nell’unità di tempo. Un contratto di fornitura di energia elettrica mette a disposizione una certa quantità di kW. Nella sostanza, noi utenti ci accordiamo con il fornitore/distributore di energia elettrica per un certo livello di potenza che il fornitore si impegna a rendere sempre disponibile. La scelta del livello di potenza è da realizzare in base principalmente a 2 variabili:

  • elettrodomestici fondamentali presenti nell’edificio il cui utilizzo può spesso avvenire simultaneamente. Ad esempio il frigorifero, il piano ad induzione, le pompe di calore ecc..;
  • numero di persone potenziali utilizzatrici di elettrodomestici “secondari” come l’asciugacapelli, la televisione ecc.. .

Ma come interviene questo livello di potenza resa disponibile dal fornitore? In sostanza, come si manifesta la potenza nella nostra quotidianità? Ogni elettrodomestico è definito da un valore in watt, detto wattaggio, che rappresenta la sua potenza assorbita. Nel concreto, se avessimo stipulato un contratto di fornitura di 3 kW significa che non possiamo utilizzare contemporaneamente elettrodomestici che assorbono, nel loro complesso, più di 3 kW maggiorati di una certa percentuale che possiamo definire come un “margine di manovra aggiuntivo” a disposizione.

Cerchiamo di capire meglio quanto detto attraverso un esempio pratico. Supponiamo di avere un contratto di 3kW di potenza impegnata e di utilizzare contemporaneamente:

  • Lavastoviglie da 1200W;
  • Televisione da 150W;
  • Microonde da 900W;
  • Lavatrice da 1500W.

L’utilizzo solo dei primi tre dispositivi non comporterebbe alcun effetto indesiderato. Se attivassimo anche la lavatrice andremmo incontro allo scatto dell’interruttore del contatore in quanto stiamo impegnando un livello di potenza maggiore rispetto a quella stipulata. Inoltre, se l’impianto non fosse stato progettato secondo determinati criteri di flessibilità, intesa come attitudine dell’impianto ad essere ampliato per sostenere carichi maggiori rispetto alla potenza impegnata, l’inserimento simultaneo di carichi di potenza troppo elevata rispetto alla nominale può comportare rischi di sicurezza all’interno dell’impianto stesso provocando l’apertura dell’interruttore magnetotermico.

kilowattora kWh

Passiamo ora a comprendere il significato della seconda grandezza, il kWh. Nella praticità, il kWh è la grandezza su cui dovremmo porre principalmente la nostra attenzione quando analizziamo la spesa energetica in bolletta: infatti, i kWh esprimono l’energia elettrica prelevata e consumata. Se per esempio tenessimo acceso un forno elettrico di potenza media 1000W per mezz’ora, il nostro consumo energetico sarà di 0,5 kWh. Se lo tenessimo acceso un’ora intera, consumeremmo 1 kWh. Nella realtà, gli elettrodomestici assorbono una potenza non sempre costante nel tempo, di conseguenza i calcoli precedenti sono del tutto esemplificativi ma comunque approssimano ciò che accade nella quotidianità.                                                                                                                                                                               Il volume dell’energia ritirata, ovvero dei nostri consumi, moltiplicato per la tariffa oraria del nostro contratto di fornitura, espressa in €/kWh, va a costituire l’ampia porzione della spesa energetica sostenuta in bolletta.